25 ottobre 2015

Storie di Insospettabili Giardinieri

delfina rattazzi
L’idea mi è piaciuta: trovare un manipolo di personaggi più o meno famosi e descrivere la loro insospettabile passione per il verde. Il risultato, però, è un po’ deludente.


Delfina Rattazzi si occupa di persone apparentemente lontane dal mondo vegetale, eppure da esso stregate; non sono professionisti del settore e proprio questo li rende interessanti giardinieri.

Alcuni personaggi sono davvero famosi: come il leggendario autore de L’isola del tesoro e de Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (si narra che, per il dottore, Stevenson  si ispirò al fratello dalla arcinota giardiniera Gertrude) grande viaggiatore, che trovava delizioso strappare erbacce oppure Sting, che ha ritrovato nei 200 ettari della sua tenuta in Toscana, la “poesia”, o il terzo presidente americano Jefferson e la sua famosa tenuta di Monticello dove coltivava, annotandolo diligentemente nel suo garden book, cipolle spagnole, iris, rododendri e cavoli o ancora il creatore di Topolino e il suo capolavoro Disney World, in Florida, curato da uno staff di 350 orticoltori e animato da fioriture straordinarie, giungle tropicali e deserti.

Di altri invece la passione giardiera non è poi così velata, come quella di Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, nata in Martinica, meglio nota come Joséphine la moglie di Napoleone, che, spinta dal suo insaziabile amore per piante, soprattutto rose, fece costruire il famosissimo giardino della Malmaison, vero paradiso botanico, pieno di piante rare ed esotiche; o Darwin, notoriamente amante di tutto ciò che è natura, che dopo il viaggio con il Beagle e la fama, passò gli ultimi anni studiando orchidee e lombrichi; o ancora Yves Saint Laurent  e Pierre Bergè, artefici della rinascita del magnifico giardino di Jaques Majorelle a Marrakesh, fino all'arcinoto paesaggista francese Gilles Clément, non proprio insospettabile come giardiniere…

Altri invece sono poco noti, almeno a me e forse ad altri, come Ian e Barbara Pollard, il sultano dell’Oman o Ganna Walska,  il che rende tutta l’operazione un po’ meno interessante. Bellissima, invece, la storia dei carcerati di Bollate, a Milano, che, attraverso le piante, ritrovano ogni giorno dignità e speranza.

Lo spunto è buono, ma trovo che i capitoli siano troppo brevi e poco approfonditi per creare nel lettore della vera curiosità, insomma: il tutto rimane un po’ in superficie.