4 luglio 2014

La Pazienza Del Giardiniere di Paolo Pejrone


Pejrone-la pazienza del giardiniere

Paolo Pejrone, architetto-giardiniere torinese, con il suo consueto stile garbato ed elegante, racconta la dote che forse caratterizza più di ogni altra chi si dedica alle piante: la pazienza.
In giardino c'è quasi un tempo diverso, in giardino non c'è fretta, non c'è frenesia, non si possono e non si devono forzare i tempi della natura. Forse è proprio per questo che chi si occupa del verde ha un senso del tempo che chi vive in città ha perso dietro all'orologio.

Ci parla del verde pubblico maltrattato e usato dalle Pubbliche Amministrazioni per avere consensi e degli alberi piantati per essere abbandonati a se stessi, dimenticati dopo un periodo di gloria come il liquidambar, romantica pianta da giardino ottocentesco, che in autunno diventa di un rosso incredibile, oggi in disuso oppure il cipresso dell'Arizona, veloce e servizievole, adattabile e robusto, ora disdegnato dai giardinieri, ma non da Pejrone, che gli sta cercando un bel posto in giardino, vicino a lui. 

Le palme: o le ami o le odi; ricorda quando da bambino giocava con le barbe e poi a tirarsi datteri, oppure quando riposava all'ombra di questo esotico, ma familiare albero.

La chamaerops è la più adatta al freddo di Torino, e una piazza di Carmagnola è dedicata tutta alle palme. 

Condanna il dilagare delle mode tipo quella del ciottolo di marmo di Carrara, passepartout dei tecnici degli uffici comunali di progettazione, bianco e sfacciato, o lo spreco d'acqua, come se fossimo in Scozia e non ci possa essere un po' di giallo.

Non solo critiche, anche consigli su come innaffiare o come scegliere le piante per un giardino sostenibile (la Spiraea Van Houtte) o l'elogio delle felci, presenze importanti che sanno di ombra e di umido, disordinate e felici con le quali “il deserto si allontana”, e la pacciamatura che rende sano, curato e protetto il giardino botanico di Monaco di Baviera: per concimare naturalmente basta un semplice e sottile strato di foglie, l'erba tagliata o rametti sminuzzati, mentre da noi impera la mania del prato perfetto, senza foglie.

Dà consigli sulle piante da usare in giardino: le camelie, i viburni, il plumbago dall'azzurro inimitabile, le bignonie, piante di un'altra epoca, le delicate e forti viole, gli agapanti, i narcisi e le ortensie Annabelle che sopportano il secco, il loto e le gambusie alleati contro le zanzare, le hosta dai fiori profumatissimi. Parla della tristezza dei melangoli di via Giulia, piazzati inutilmente e rimossi ormai secchi dopo poco tempo o gli ippocastani ad Amalfi, piantati per capriccio che soffrono inutilmente, come in pianura le betulle...

insomma consigli, un po' di critiche e soprattutto tanta pazienza!