3 giugno 2014

Marrakech, Le Jardin Majorelle

Jacques Majorelle
Jaques Majorelle negli anni '40

Le jardin Majorelle conserva ancora il nome del pittore francese che lo creò negli anni ‘30 del secolo scorso.
Jaques Majorelle si innamorò di Marrakech negli anni ’20 e iniziò qualche anno più tardi a plasmare questo giardino magico in mezzo al deserto marocchino, attorno alla sua casa-studio nei dintorni della città rossa. 


Majorelle viaggiò molto e il suo mondo verde lo testimonia: i protagonisti di questa oasi sono gelsomini, cactus di ogni genere, yucca, fiori di loto, buganvillee, banani, bambù, palme da cocco, tutte piante che oggi sono piuttosto comuni, ma che all’epoca erano rare e preziose, e poi sentieri, pergolati, fontane, laghetti, ruscelli attraversati da  piccoli ponti, uccelli cinguettanti, ceramiche, zellije (le piastrelle colorate tipiche del Marocco) in una armonia di forme e colori.
Sembra di essere fuori dal tempo, in un piccolo mondo straordinario protetto da solide mura di terra cruda.


Accanto alle mille sfumature di verde, colpisce il blu oltremare, intenso, modernissimo con il quale l’artista dipinse la casa e tutti gli elementi d’arredo, che rappresenta la cifra stilistica del giardino e che da lui ha preso il nome, tanto da essere noto come il blu Majorelle.
 

Io l'ho visitato in un (raro) giorno di pioggia che ha reso i colori, se possibile, ancora più brillanti e luminosi donandogli un'aria fresca e insolita.

Nel 1962 Majorelle, rientrato a Parigi in seguito ad un incidente d’auto, muore e il suo magico giardino, che aveva aperto al pubblico nel 1947, cade in abbandono; solo 20 anni più tardi il famoso stilista Ives Sain Laurent e il suo socio e amico Pierre Bergé se ne innamorano, salvandolo dalla rovina.



Inizia così la nuova vita di un luogo incantato, che tutto l’anno accoglie visitatori da tutto il mondo (più di 600.000!) tanto da farne uno dei luoghi più visitati di tutto il Marocco e che reimpiega i profitti per sostenere progetti in tutto il bellissimo Paese che lo ospita e che Majorelle amò profondamente.