27 febbraio 2014

Giardini e No. Manuale di Sopravvivenza Botanica di Umberto Pasti


Sono stata attratta dal titolo, come spesso mi succede, e dal disegno in copertina: uno schizzo acquerellato di Pierre Le Tan, artista francese di cui si trovano altri disegni all’interno. 

Mi piacciono i libri sui giardini illustrati, mi sembra che parole e immagini, quando si parla di natura, dovrebbero andare a braccetto.

Mi tuffo nella lettura e non riesco a smettere, alcuni capitoli sono molto ironici: il giardino del collezionista e’ in apparenza, uno dei più spassosi.

Me lo vedo davanti: ossessionato dalle sue piante, logorroico, immagino l’autore, in silenzio, affamato, che non osa interrompere, contraddire, scappare, ma e’ la fine del capitolo a colpire: non giudicare mai qualcuno senza conoscerne la storia. 

Il giardino del benzinaio e’ divertente, pieno di colori ed esuberante, al margine di una strada rumorosa e arrogante come ce ne sono purtroppo tante, rigoglioso e commovente, curato con dedizione e amore dalla moglie del benzinaio, capace di strappare all’incuria questo fazzoletto di paradiso. 

Il giardino che mi e’ piaciuto di più e’ quello di Fatima, un’oasi di vita e di verde (non sono forse la stessa cosa?!) in mezzo ad una baraccopoli marocchina. 

Forse perché sono stata diverse volte in Marocco e lo amo molto (come non amarlo?!), ma mi e’ sembrato di vederla Fatima: povera, orgogliosa, gentile ed elegante sulla porta della sua baracca, circondata dai fiori che crescono inspiegabilmente rigogliosissimi dentro scatole di latta. 

Mi ha fatto venire voglia di conoscerla e scambiare con lei semi ed esperienze, accanto ad un bel te’ alla menta.

Accanto a questi capitoli riusciti ce ne sono altri meno belli, come quello sulla “pornografia dei fiori” eccessivo e un po’ pruriginoso, e a volte ho l’impressione che l’autore guardi dall’alto in basso chi si affanna dietro a fazzoletti di terra, lui che il giardino ce l’ha su di una scogliera nel nord del Marocco.